Ai fini dell’opposizione a terzi del provvedimento di assegnazione della casa coniugale è sempre necessaria la sua trascrizione.

Il nuovo art. 337sexies c.c. (ma, già prima, l’art. 155quater c.c.) ha previsto in modo espresso che “il provvedimento di assegnazione e quello di revoca sono trascrivibili e opponibili a terzi ai sensi dell’articolo 2643”. Dalla riforma deve desumersi che il legislatore ha inteso affermare la trascrivibilità come regola generale e richiamare l’art. 2644 c.c. come criterio di risoluzione dei conflitti. Di conseguenza, il conflitto tra genitore assegnatario dell’immobile e il soggetto terzo cha acquistato un diritto dominicale sull’immobile andrà necessariamente risolto in base al criterio della priorità della trascrizione.

La Cassazione, con la sentenza n. 12387 del 15.04.2022, si pronuncia su un tema di notevole importanza pratica.
La Corte, nell’occasione, sconfessa una prassi interpretativa che consentiva all’assegnatario della casa coniugale di poter opporre ad eventuali terzi l’assegnazione, senza la necessità della trascrizione.
Il caso è il seguente: Tizia, collocataria di figli minori e, pertanto, assegnataria della casa coniugale, si vedeva notificato un decreto di liberazione dell’immobile (nel frattempo andato all’asta per debiti pregressi). Tizia opponeva il decreto sulla base della prassi interpretativa cui prima facevamo cenno. Si riteneva, piuttosto pacificamente, che – sulla base del combinato disposto degli art. 1599 c.c., comma 1, art. 2643 c.c., n. 8, e L. 898/1980, art. 6, comma 6 – l’assegnazione, ancorché non trascritta, fosse opponibile quantomeno sino al limite dei nove anni di durata. Tale conclusione si raggiungeva tramite l’applicazione della normativa dettata in punto di locazione.
Il Giudice accoglieva l’opposizione. Il Collegio, in sede di reclamo, rovesciava la decisione, con provvedimento che veniva confermato dalla Corte d’Appello.
Tizia ricorreva alla Corte di Cassazione per riformare la decisione (e, quindi, per poter continuare ad occupare l’abitazione familiare quanto meno nel limite del novennio).
La Corte, chiamata ad esprimersi, conferma la sentenza impugnata.
Motiva la Corte di Cassazione che il quadro normativo che aveva consentito, in punto di assegnazione della casa coniugale, di applicare la norma relativa alla locazione, stante una certa affinità, era venuto meno con la riforma dell’affido condiviso.
Il nuovo art. 337sexies c.c. (ma, già prima, l’art. 155quater c.c.) così dispone: “Il godimento della casa familiare è attribuito tenendo prioritariamente conto dell’interesse dei figli. Dell’assegnazione il giudice tiene conto nella regolazione dei rapporti economici tra i genitori, considerato l’eventuale titolo di proprietà. Il diritto al godimento della casa familiare viene meno nel caso che l’assegnatario non abiti o cessi di abitare stabilmente nella casa familiare o conviva more uxorio o contragga nuovo matrimonio. Il provvedimento di assegnazione e quello di revoca sono trascrivibili e opponibili a terzi ai sensi dell’articolo 2643”.
L’articolo ha, quindi, previsto in modo espresso che “il provvedimento di assegnazione e quello di revoca sono trascrivibili e opponibili a terzi ai sensi dell’articolo 2643”. Non è, invece, presente alcun riferimento all’art. 1599 c.c., dettato in punto di locazioni.
Dalla riforma deve, pertanto, desumersi che il legislatore ha inteso affermare la trascrivibilità come regola generale e richiamare l’art. 2644 c.c. come criterio di risoluzione dei conflitti.
Di conseguenza, il conflitto tra genitore assegnatario dell’immobile e il soggetto terzo che ha acquistato un diritto dominicale sull’immobile, d’ora in avanti, andrà necessariamente risolto in base al criterio della priorità della trascrizione.
E’, perciò, importante, in caso di assegnazione della casa coniugale, che si provveda alla sua trascrizione. Si potrà evitare che l’eventuale vendita (sia essa volontaria o forzata) costringa il genitore assegnatario a dover rilasciare l’immobile.