Il genitore non collocatario non può essere costretto a vedere i figli

Di fronte all’inadempimento del padre agli obblighi di visita stabiliti per la regolamentazione degli incontri con il figlio minore, la madre chiedeva e otteneva che il padre versasse un importo di €. 100,00 per ogni visita mancata.
Sia il Tribunale che la Corte d’Appello accordavano alla madre il rimedio dettato dall’art. 614-bis c.p.c. che così dispone: “Con il provvedimento di condanna all’adempimento di obblighi diversi dal pagamento di somme di denaro il giudice, salvo che ciò sia manifestamente iniquo, fissa, su richiesta di parte, la somma di denaro dovuta dall’obbligato per ogni violazione o inosservanza successiva, ovvero per ogni ritardo nell’esecuzione del provvedimento. Il provvedimento di condanna costituisce titolo esecutivo per il pagamento delle somme dovute per ogni violazione o inosservanza ….”.
Si tratta di una norma introdotta nel 2009 proprio per incentivare l’adempimento spontaneo di obblighi difficilmente coercibili.
Il padre, sconfitto nei primi due gradi di giudizio, ricorreva in Cassazione, con l’esito sperato.
La Cassazione (sentenza n. 23432/2020, pubblicata il 28.03.2020), infatti, ritiene che la posizione del genitore, qualificata come diritto-dovere, nella sua declinazione passiva (dovere) resta “fondata sulla autonoma e spontanea osservanza dell’interessato e, pur nell’assolta sua finalità di favorire la crescita equilibrata del figlio integrativa dell’indicato munus, non è esercitabile in via coattiva dall’altro genitore, in proprio o quale rappresentante legale del minore”. Questo perché, aggiunge la corte, quel dovere è espressione di libera e autonoma discrezionalità, che trova ragione e limite nell’interesse superiore del minore ad una crescita ispirata a canoni di equilibrio e adeguatezza. Intendere il dovere di visita come vero e proprio obbligo urterebbe con la finalità sua propria, che, in ultima analisi, è quella di creare salde relazioni affettive.
Del resto, il Giudice – su istanza dell’altro genitore e in caso di atti che arrechino pregiudizio al minore – potrà assumere i provvedimenti di cui all’art. 709-ter c.p.c. e, quindi: 1) ammonire il genitore inadempiente; 2) disporre il risarcimento dei danni, a carico di uno dei genitori, nei confronti del minore; 3) disporre il risarcimento dei danni, a carico di uno dei genitori, nei confronti dell’altro; 4) condannare il genitore inadempiente al pagamento di una sanzione amministrativa pecuniaria, da un minimo di 75 euro a un massimo di 5.000 euro.
Qualora, infine, il comportamento sanzionato dovesse permanere, potrà essere modificato l’affidamento così come inizialmente disposto, sino ad arrivare alla decadenza dalla responsabilità genitoriale.
Il principio di diritto cui attenersi sarà il seguente: “In tema di rapporti con la prole minore, il diritto dovere di visita del genitore non collocatario non è suscettibile di coercizione, neppure nelle forme indirette previste dall’art. 614 bis c.p.c., trattandosi di un “potere-funzione” che, non essendo sussumibile negli obblighi la cui violazione integra una grave inadempienza ex art. 709 ter c.p.c., è destinato a rimanere libero nel suo esercizio, quale esito di autonome scelte che rispondono anche all’interesse superiore del minore”.