La promessa di pagamento, che dà indicazione del fatto costitutivo, ha natura di confessione

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 9880/18, depositata il 20.04.2018, mette fine ad un contenzioso relativo ad una scrittura privata risalente al 2005, dove tal sig. D.G.M. dichiarava che “l’acquisto dell’appartamento suddetto, avvenuto con atto del 18.02.2005 per notaio M., era stato fatto, in realtà, con denaro della signora P.M. e con l’accensione di un mutuo ipotecario, tale immobile sarà venduto come da proposta d’acquisto con atto da farsi entro il 15.03.2006 al prezzo di 280.000,00 Euro ed il sig. D.G. si impegna a versare tale somma, detratto l’importo del mutuo, alla signora P.M. alla data del rogito notarile”.
Il sig. D.G.M., dopo aver restituito quanto ricevuto dalla signora P.M., cambiava idea e si rivolgeva al Tribunale chiedendo che venisse dichiarata la nullità della dichiarazione in quanto la stessa avrebbe costituito donazione mancante dei requisiti di forma (atto notarile) ovvero venisse accertato un indebito oggettivo per mancanza di giustificazione causale.
Il Tribunale di primo grado respingeva la domanda dell’uomo. La Corte d’Appello confermava la sentenza di primo grado.
Il Tribunale e la Corte d’Appello, in particolare, escludevano l’_animus donandi_ alla luce della dichiarazione contenuta nella scrittura, che faceva riferimento ad una precisa causa restitutoria. La presenza di questa causa restitutoria, poi, escludeva la natura indebita della prestazione.
Anche la Cassazione si muove nel solco tracciato dai giudizi di merito e, con l’occasione, richiama e precisa un paio di principi in diritto: “_Se, infatti, in linea generale, la promessa di pagamento, che secondo il più recente orientamento di questa corte ha natura negoziale (Cass. 15.07.2016 n. 14533), possiede una rilevanza unicamente processuale, dispensando colui a cui favore tale dichiarazione è stata fatta dall’onere di provarne i fatti costitutivi c.d. relevatio ab onere probandi (ex multis Cass. 13.06.2014 n. 13506), nel caso in cui la promessa coesista con l’indicazione del fatto costitutivo del debito suddetto, tale indicazione ha natura di confessione, la quale, avendo valore di prova legale, può essere vinta soltanto a mezzo revoca della stessa, provando, secondo quanto previsto dall’art. 2732 c.c., l’errore di fatto o la violenza che ha determinato la dichiarazione (Cass. 05.10.2017 n. 23246)_.”
Sostanzialmente, quando si promette un pagamento, l’eventuale riferimento al motivo per cui viene promesso il pagamento cambia radicalmente la natura e l’efficacia della dichiarazione.
In caso di semplice promessa, infatti, varrà l’art. 1988 c.c.c, in base al quale colui al quale è stato promesso il pagamento non deve provare il rapporto che ha dato causa al pagamento. Detto rapporto si presume fino a prova contraria. Ciò significa che chi ha promesso il pagamento potrà dare la prova contraria (dell’inesistenza del rapporto, del pagamento, dell’estinzione per altro motivo, etc.).
Nel caso in cui, al contrario, alla promessa si accompagni la menzione del fatto costitutivo (i.e. rapporto sottostante), non sarà consentita la prova contraria. Il promittente, infatti, potrà revocare la dichiarazione solo dietro la prova che la dichiarazione è stata dettata da errore di fatto o violenza.