La responsabilità del vettore per la perdita delle cose affidategli per il trasporto

L’art. 1693 del codice civile stabilisce che: “Il vettore è responsabile della perdita e dell’avaria delle cose consegnategli per il trasporto, dal momento in cui le riceve a quello in cui le riconsegna al destinatario, se non prova che la perdita o l’avaria è derivata da caso fortuito, dalla natura o dai vizi delle cose stesse o del loro imballaggio, o dal fatto del mittente o da quello del destinatario”
In caso di perdita o di danneggiamento delle cose che il vettore si era impegnato a consegnare, quest’ultimo, per potere andare esente da responsabilità, dovrà identificare positivamente la causa della perdita o dell’avaria, non essendo sufficiente argomentare per esclusione. Resteranno, pertanto, a carico del vettore i danneggiamenti o le avarie conseguenti a causa ignota.
Questo articolo di legge è stato invocato dal destinatario di una spedizione effettuata da un ospedale, che aveva affidato ad un noto vettore il trasporto di un apparecchio medico. Al destinatario era giunto l’imballaggio, ma non il contenuto.
Il trasportatore, tra le varie difese, si era anche avvalso dell’art. 1696 c.c., comma 2, che limita l’importo dovuto a titolo di risarcimento (che “non può essere superiore a un euro per ogni chilogrammo di peso lordo della merce perduta o avariata nei trasporti nazionali ed all’importo di cui all’articolo 23, comma 3, della Convenzione per il trasporto stradale di merci, ratificata con legge 6 dicembre 1960, n. 1621, e successive modificazioni, nei trasporti internazionali”).
La limitazione, tuttavia, non opera qualora sia data la prova “che la perdita o l’avaria della merce sono stati determinati da dolo o colpa grave del vettore o dei suoi dipendenti e preposti, ovvero di ogni altro soggetto di cui egli si sia avvalso per l’esecuzione del trasporto, quando tali soggetti abbiano agito nell’esercizio delle loro funzioni.”
Nel caso affrontato e risolto dal Tribunale di Milano, con la sentenza n. 3285, pubblicata il 21.03.2018, il vettore non era stato in grado di fornire alcuna spiegazione in ordine alla perdita del bene affidatogli. Ed è stata l’incapacità di chiarire come e quando la merce fosse stata trafugata mentre era nella sfera di controllo del trasportare a far ritenere ai giudici meneghini che si fosse in presenza di colpa grave, intesa come grave negligenza. Il vettore, infatti, non avrebbe adoperato la dovuta cura nell’effettuare il trasporto, in considerazione altresì della natura medica dell’apparecchiatura affidata. Il Tribunale di Milano ha, pertanto, ravvisato grave superficialità nella condotta del vettore e lo ha condannato a rifondere il costo dell’apparecchiatura e delle spese di causa.