Nella richiesta di ammissione al patrocinio a spese dello Stato deve tenersi conto anche del reddito di cittadinanza

L’Agenzia delle Entrate, rispondendo ad un quesito posto dal Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Isernia, ha confermato l’opinione iniziale di quest’ultimo che riteneva di non poter “ammettere al beneficio del patrocinio a spese dello Stato il soggetto che ha dichiarato di avere percepito il reddito di cittadinanza a far data dal mese di aprile 2019, per un importo pari ad Euro 1.280,00 mensili, e di aver avuto il proprio nucleo familiare, sempre nell’anno 2019, un reddito complessivo pari ad Euro 11.520,00.”

Ovviamente, il quesito era stato posto prima che l’importo massimo per accedere al beneficio venisse elevato a €. 11.746,68 .

Ricorda l’Agenzia delle Entrate che il D.L. n. 4 del 28.01.2019 ha introdotto l’istituto del reddito di cittadinanza, «quale misura fondamentale di politica attiva del lavoro a garanzia del diritto al lavoro, di contrasto alla povertà, alla disuguaglianza e all’esclusione sociale, nonché diretta a favorire il diritto all’informazione, all’istruzione, alla formazione e alla cultura attraverso politiche volte al sostegno economico e all’inserimento sociale dei soggetti a rischio di emarginazione nella società e nel mondo del lavoro». Tale beneficio economico è esente dal pagamento IRPEF e ciò sulla base della disposizione di legge (art. 34, comma 3, d.P.R. n. 601/1973) che prevede che «I sussidi corrisposti dallo Stato e da altri enti pubblici a titolo assistenziale sono esenti dall’imposta sul reddito delle persone fisiche e dall’imposta locale sui redditi nei confronti dei percipienti».

Tanto premesso, l’Agenzia delle Entrate rammenta che, ai fini della determinazione dei limiti di reddito per poter accedere al patrocinio a spese dello Stato, «si tiene conto anche dei redditi che per legge sono esenti dall’imposta sul reddito delle persone fisiche (Irpef) o che sono soggetti a ritenuta alla fonte a titolo d’imposta, ovvero ad imposta sostitutiva». Del resto, la stessa Cassazione, con l’Ordinanza n. 24378 del 2019, ribadiva che “si deve tener conto, nel periodo di imposta in cui sono percepiti, di tutti i redditi, anche se non sottoposti a tassazione, perché il legislatore, al fine di stabilire se la persona possa o meno fruire del patrocinio a spese dello Stato, non ha inteso limitarsi a prendere in considerazione i redditi dichiarati o comunque da dichiararsi in un determinato periodo di imposta, ma ha voluto prendere in considerazione tutti i redditi (persino quelli derivanti da attività illecita) dalla persona effettivamente percepiti o posseduti, anche se esclusi dalla base imponibile”.

Per tali ragioni, l’Agenzia delle Entrate conclude che, ai fini della determinazione del reddito rilevante per l’ammissione al beneficio del patrocinio a spese dello Stato, si debba tenere in considerazione anche il reddito di cittadinanza.

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